Sisma e Patrimonio Culturale - Raccontare il terremoto tra passato, presente e futuro

locandina seminario sisma e patrimonio culturale 2018

 

Seminario a cura del Segretariato Regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Liguria

28 Febbraio 2018  - ore 14.00-18.30

Università degli Studi di Genova

Aula Magna Scuola di Scienze Umanistiche - via Balbi 2 Genova

 

Mercoledì  28 febbraio 2018 si è tenuto a Genova il Seminario dal titolo Sisma e Patrimonio Culturale. Raccontare il terremoto tra passato, presente e futuro, iniziativa organizzata a cura del Segretariato Regionale del MiBACT per la Liguria in collaborazione con l'Università degli Studi di Genova.

L'incontro ha avuto luogo presso l'Aula Magna della Scuola di Scienze Umanistiche dell'Università, al primo piano nobile di via Balbi 2, ed è stata l'occasione per approfondire la conoscenza del patrimonio storico artistico del Centro Italia messo a dura prova dal recente Sisma, e per riflettere sulle problematiche legate alla fragilità del nostro paesaggio e del nostro patrimonio culturale.

Dopo i saluti del prof. Lauro Magnani e della prof.ssa Laura Stagno dell'Università di Genova, i lavori sono stati aperti dall'architetto Carla Di Francesco, Segretario generale del MiBACT, a cui sono seguiti gli interventi della dottoressa Elisabetta Piccioni, Segretario regionale per la Liguria e del Maggiore Lanfranco Disibio, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze.

 

 

nella foto:Lauro Magnani, Cristina Bartolini, Carla Di Francesco, Elisabetta Piccioni

Carla Di Francesco

Lauro Magnani                                                                               Carla Di Francesco

 

Unità di crisi ed emergenzaElisabetta Piccioni - sisma

Elisabetta Piccioni, Segretario regionale del MiBACT per la Liguria

La vulnerabilità sismica e la ricchezza e disseminazione di beni culturali in Italia rendono cruciale il binomio Sisma e Patrimonio culturale. Eppure la consapevolezza dell'assunto è recente. L'opinione pubblica generale si mobilita a sollievo delle popolazioni colpite e le comunità travolte dal terremoto si stringono attorno alle loro vestigia ferite ma non per questo si è maturata una cultura della prevenzione e della protezione antisismica. La storiografia ha relegato ai margini il filo rosso delle catastrofi che hanno punteggiato la storia della Penisola, portando con sé, oltre a lutti e rovine, fenomeni di lungo periodo quali il depauperamento di intere aree e le migrazioni. Lo stesso Legislatore solo in tempi recenti ha affrontato l'emergenza sismica con approccio sistematico. Nel tempo il ruolo di coordinamento fu svolto dal Ministro della Guerra, dal Ministro dell'Interno, dal Ministro dei Lavori Pubblici, ogni fase denotando una diversa filosofia dell'intervento. Solo nel 1992 viene istituito il Servizio Nazionale di Protezione Civile ,incardinato nella Presidenza del Consiglio, riformato nel 2012 per espungervi le concrezioni di competenze spurie (Grandi Eventi) che vi si erano aggiunte in virtù del regime derogatorio della Protezione Civile rispetto alle norme sugli Appalti pubblici. Il 2012 è stato un anno cruciale anche per la difesa antisismica del Patrimonio culturale con la creazione dell'Unità di Crisi Nazionale e delle Unità di Crisi Regionali, ora facenti capo ai Segretariati Regionali Mibact. Tale assetto organizzativo ha seguito di poco la redazione e aggiornamento delle Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale. Anche il 2017 ha visto una particolare attivazione, concretizzatasi in questo inizio 2018 in consistenti finanziamenti del Ministero per la prevenzione del rischio sismico in eminenti beni di interesse culturale.

 

 

 

 

 

 

L'esperienza del Comando  Carabinieri  Tutela Patrimonio Culturale nell'attività di recupero opere d'arte in occasione di calamità naturali

Maggiore Lanfranco Disibio, Comandante Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di FirenzeMaggiore Disibio

 

L'intervento del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, avrà come oggetto le funzioni ed i compiti svolti dal reparto specializzato dell'Arma dei Carabinieri in occasione di calamità naturali ed eventi che richiedano l'attivazione delle Unità di Crisi Nazionali o Regionali del Mibact (UCCN - UCCR), con un richiamo  non soltanto ai compiti  preventivi e repressivi ad essa demandati nell'ambito della salvaguardia del patrimonio culturale, ma anche di quelli appositamente individuati dalle direttive e dai decreti attualmente vigenti. Verrà illustrato come, a seguito del terremoto che ha colpito l'Italia Centrale nel 2016 e  Ischia nel 2017, nell'ambito del nuovo quadro normativo, si siano sviluppate e si stiano perfezionando  le forme di cooperazione tra gli enti coinvolti, quale sia stato  il contributo apportato dal TPC  per la messa in sicurezza delle opere d'arte ed il loro trasporto. Verrà fatto cenno  al primo impiego operativo del personale tratto dalla Task Force Unite4Heritage a supporto dei Nuclei competenti per territorio e delle Unità di Crisi. Saranno portati degli esempi di attività svolte sul campo nel Lazio, nelle Marche ed in Umbria confrontati con le esperienze maturate dal Comando Tutela Patrimonio Culturale  già in occasione del sisma del 1997 che interessò l'Umbria, quello del 2009 che colpì l'Aquila e quello del 2012 che investi Emilia Romagna e la Lombardia.

 

L'iniziativa ha voluto portare all'attenzione del pubblico l'eccezionale lavoro svolto come supporto alle Unità di Crisi delle regioni colpite dal Sisma, dal personale tecnico volontario del MiBACT nel corso delle operazioni di recupero dei beni storico artistici nei luoghi danneggiati dal terremoto, di cui sono testimonianza l'esperienza di Rossana Vitiello e il documentario girato in presa diretta da Gaspare Baggieri.

 

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Recupero dei beni storico artistici: l'esperienza marchigiana

Gaspare Baggieri, Museo delle Civiltà, Roma

Rossana Vitiello, Segretariato regionale del MiBACT per Liguria.

Il sisma del 2016 che ha devastato gran parte del centro Italia e le successive scosse protratte sino a gran parte del 2017, ha comportato la distruzione di numerose opere d'arte ed edifici monumentali. Alla luce dell'esperienza marchigiana maturata in numerosi interventi di recupero effettuati dai relatori, si è potuta ricavare una serie di indicazioni di metodo che presentate in questa circostanza sivitiello baggeri 1 riassumono come segue: affidare ad un funzionario del ministero il coordinamento dello svolgimento delle operazioni di salvataggio; avere contezza del luogo delle operazione in rapporto agli  uomini e ai mezzi a disposizione; avere indicazioni (catalogo) della importanza delle opere da recuperare e del loro valore; procedere ad elaborare una strategia con i caposquadra dei VVFF e dei Carabinieri al fine d'individuare lo spazio adatto alla schedatura all'imballaggio delle opere ed al carico per trasporto; su indicazione dei VVFF procedere in via prioritaria al recupero di opere negli ambienti danneggiati ritenuti meno rischiosi; prelevare le opere più importanti nel più breve tempo possibile; assicurarsi del destino delle opere, se da inviare prontamente al restauro o ai depositi preposti al ricovero delle stesse; assicurarsi, se nello stesso sito vi siano presenti altri spazi idonei per l'accoglienza dei beni e verificare gli ambienti dei depositi affinché  possano risultare idonei alla sicurezza ed alla conservazione; valutare eventuali richieste da parte della popolazione o dei rappresentanti locali circa il trattenimento per motivi religiosi di parte degli oggetti d'arte sacra.

 

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"Un Racconto interrotto" un film di Gaspare Baggieribaggieri film

 

Il film è costituito da cinque frammenti che corrispondono alle località dove si sono effettuati interventi di recupero di opere d'arte. Allo stesso tempo essi sono intesi negli aspetti tecnici delle difficoltà che si incontrano: dalla rimozione urgente per ulteriori scosse, alla prevenzione  dai saccheggi, al recupero dalle macerie.

Il primo  girato a Castel S. Angelo evidenzia lo stato dei crolli di San Sebastiano; dei crolli  alla cappella del Monastero del Cristo Liberatore (i danni agli affreschi) e la successiva rimozione delle macerie; il recupero di due pannelli dal crollo della parete di una sala municipale, con affreschi della bottega di Paolo da Visso.

Il secondo frammento riprende la rimozione dalla Chiesa di San Giovanni Battista a Porchiano, di una ricca quantità di oggetti d'arte sacra, a tutela da eventuali saccheggi.

Il terzo componimento sposta le riprese a Nocelleto, alla chiesa di Santa Maria in Castellare, dove i crolli del tetto e del campanile restituiscono immagini del recupero di particolare esclusività.

Il successivo frammento si occupa della chiesa del convento di Sant' Agostino ad Offida dove l'occhio della camera indugia in particolare sulla discesa della statua lignea processonaria di San Nicola da Tolentino, collocata nella nicchia alta della parete destra della navata.

L'ultimo affresco del video, riprende gli spostamenti di opere rimosse dalla chiesa pinacoteca di San Francesco a Matelica,  all' adiacente nuovo convento, evidenziando una serie di movimentazioni fissate da immagini coincidenti col ciclo della passione.

Il film esalta non solo l'impegno di uomini  tutti in continua attività: carabinieri, vigili del fuoco, caschi blu , volontari,  che tra pareti alte e campanili pericolanti, tra macerie ed edifici crepati non si risparmiano per salvare le opere d'arte. Ma, descrive anche  un paesaggio, espressione di un territorio ricco di armonie geomorfologiche, ispiratrici di tradizioni popolari  molto avvertite ed evidenziate anche dalle  testimonianze della  popolazione del posto.

 

 

 

Il rilievo dei danni e la messa in sicurezza del patrimonio architettonico sono stati oggetto dell'intervento Roberto Leone, architetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria e di Stefano Podestà, docente dell'Università degli Studi di Genova.

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Per ricordare il centotrentesimo anniversario del terremoto, che nel febbraio del 1887 devastò il Ponente Ligure, è stata dedicata una sezione dei lavori a un argomento che ha permesso una comparazione immediata con l'attualità più drammatica, mettendo a confronto terremoti di ieri e di oggi. Ad essa hanno dato il loro contributo Fulvio Cervini, docente dell'Università degli Studi di Firenze, e gli architetti Carlotta Bottaro, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, e Carmen Lanteri.

 

 

Il terremoto del 1887 e la narrazione delle catastroficervini

Fulvio Cervini, Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, Università di Firenze


Il 23 febbraio 1887 il terremoto devastò la Liguria di Ponente provocando 664 morti, un migliaio di feriti e circa centomila senza tetto, con notevoli danni ai centri abitati. Fu uno dei primi casi in cui l'Italia unita dovette affrontare su scala grande il problema dei soccorsi e soprattutto del recupero del tessuto edilizio. A questo riguardo vennero sperimentate diverse soluzioni: dagli interventi mirati nei centri storici, con demolizioni parziali, alla costruzione di quartieri moderni a margine dei nuclei antichi (Baiardo), bajardoalla ricostruzione integrale dell'abitato sul posto, ma con nuovi criteri (Diano Marina),%u200BGiovanni Scotto, Diano Marina dopo il 23 febbraio 1887. Sanremo, Archivio Moreschi fino alla costruzione ex nihilo di una nuova cittadina in luogo dell'antica, lasciata in abbandono (Bussana). Fu una delle prime circostanze in cui si pose drammaticamente il problema della vulnerabilità sismica dei monumenti e delle opere d'arte, tanto più significativo perché riguardava un territorio periferico in via di scoperta storico-critica, in cui ancora si faticavano a riconoscere centri degni di figurare nel canone nazionale. Ma fu anche il primo terremoto italiano ad avere risonanza mediatica e iconografica su scala europea, ponendo implicitamente il problema di come raccontare le catastrofi elaborandone il lutto. Questa varietà di problemi e risposte rende il sisma del 1887, finora non particolarmente analizzato in chiave di storia della tutela, un caso di studio da meditare anche per le sue ricadute contemporanee.

 

 

Bussana Vecchia: il nuovo progetto di valorizzazione del Borgo lanteri

Maria Carmen Lanteri, Architetto incaricato del progetto

Il Programma di Valorizzazione del compendio immobiliare di Bussana Vecchia (distrutta dal sisma del 1887, abbandonata dagli abitanti e nel 1960 abitata da una comunità di artisti), sottoposta a tutela nel suo insieme ai sensi del D.Lgs 42/2004, rappresenta lo strumento strategico finalizzato a recuperare il Borgo terremotato posto all'interno del Comune di Sanremo. Uno degli obiettivi principali del PdV è quello di favorire la visita in sicu­rezza del tessuto antico di Bussana fornendo informazioni a carattere culturale sulla storia del sito, nonché quello di rendere fruibile l'abitato in gran parte occupato nei suoi immobili. Si tratta di un programma culturale, storico e identitario volto a garantire la sicurezza delle persone e la tutela del bene e a migliorarne lo sviluppo sociale ed economico.

Il PdV, redatto dagli architetti M. C. Lanteri e T. Lanteri M. e sottoscritto da Segretariato Regionale del MiBACT per la Liguria, Agenzia del Demanio e Comune di Sanremo, pone al centro la tutela della rovina che qui si afferma come suprema espressione estetica. Il concetto di rovina determina tradizionalmente una riflessione sul tempo e sulla caducità delle cose umane. Essa è massima espressione dell'utopia: in essa esistono forze contrapposte come quella della natura e della struttura del progetto. Il concetto di rovina viene qui considerato come la più sublime immagine di bellezza di ogni edificio. L'attività professionale è stata rivolta ad una approfondita analisi conoscitiva del bene e del suo valore storico, artistico e culturale, alla lettura del contesto paesaggistico, allo studio dello sviluppo urbano dagli anni della fondazione nell'Alto Medioevo, all'analisi delle architetture emergenti e alla descrizione dello stato attuale. Il PdV inoltre definisce gli obiettivi e le strategie da attuarsi individuando le nuove destinazioni d'uso, le strategie future, l'evidenziazione dei risultati attesi in termini di valorizzazione e tutela. Principale finalità rimane il recupero e la valorizzazione del Borgo attraverso interventi di conservazione e messa in sicurezza, favorendo la sal­vaguardia delle caratteristiche ambientali e architettoniche. Non di minore importanza risultano essere gli interventi su edifici caratterizzati da una maggiore valenza architettonica; infatti, se da una parte essi sono necessari per arrestare i fenomeni di degrado, dall'altra consentono di rendere visitabili i principali manufatti permettendo, anche, di ripensare nuove funzioni che possano richiamare potenziali investitori e avviare un'offerta turistica.
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Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Stefano F. Musso, professore Ordinario di Restauro dell'Università degli Studi di Genova, che ha messo in evidenza  le principali problematiche relative alla ricostruzione del patrimonio dopo Sisma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L'immagine della locandina - raffigurante un particolare del Monastero di San Liberatore a Castelsantangelo sul Nera nel maceratese - è stata scelta come esempio dello stato di precarietà in cui si trovano ancora molti affreschi collocati negli edifici danneggiati dal sisma; la figura di Cristo risorto diventa quindi testimone simbolico dell'auspicio di tutti per il futuro recupero di questo prezioso patrimonio.

 

Moderatrice del Seminario: Cristina Bartolini, Segretariato Regionale del MiBACT per la Liguria

Fotografie di Amadeo Abate, Museo delle Civiltà, Roma